Prologo | Il monte ai piedi del cielo

Prologo

Febbraio 1866

E’ buio e fa freddo nella sera inoltrata della vetta brulla.
E’ il febbraio più rigido che si ricordi a memoria di vecchio.
La neve aveva fatto un timido tentativo di cadere, verso l’imbrunire, ma i fiocchi non erano stretti bene e si erano sciolti, cristalli delicati, a contatto col terreno. Così aveva rinunciato, lasciando la scena a sferzanti folate di tramontana.
Un giovane uomo è solo, su quella cima.
Sta inginocchiato fra le rocce riarse dal ghiaccio e dal vento, in mezzo ad una scarna macchia di rassegnati roveti e ginestre intirizzite. Indossa larghi pantaloni azzurri, un malconcio pastrano e un copricapo frigio di colore vermiglio.
Si direbbe che stia pregando. Ma davanti a lui non ci sono croci. Non altari o tombe. Non c’è nulla, a parte la luna, a raccogliere parole di preghiera.
Il mondo, intorno, si è rannicchiato vicino ai focolari. Consolazione di vino, carte e chiacchiere, dopo una giornata sui campi induriti dell’inverno.
Gli animali sono nascosti al caldo delle proprie tane.
Persino le stelle, infreddolite e discrete, sembrano distogliere lo sguardo dall’uomo con il cappello rosso. C’è soltanto il vento a fischiare fra gli arbusti di spini e a frustare con raffiche gelide il suo corpo ricurvo.
E c’è soltanto il vento quando la luce squarcia le tenebre e lo strano disco si alza verso il cielo.
E’ lui l’unico testimone di ciò che accade.
Solo il vento conosce il segreto nascosto dentro quella notte.
Perciò conviene fare silenzio e ascoltarne ogni espressione.
Anche i più lievi sussurri.
E, soprattutto, bisogna fidarsi di lui.
Così il vento parla e racconta una storia.

Tags: , on lug 1st, 2009, 15:53 by Massimo

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