Il monte labro | Il monte ai piedi del cielo

Il monte labro

Il monte ai piedi del cielo

Monte Labro
Il Monte Labro o Monte Labbro (1.193 metri) è una montagna che si eleva all’estremità sud-occidentale del cono vulcanico del Monte Amiata, nel cuore della Riserva naturale del Monte Labbro e del Parco faunistico del Monte Amiata. La dizione Monte Labro è da intendersi ugualmente corretta, in quanto usata in molte versioni geografiche, e che una ricerca sull’etimo indica come probabilmente più appropriata, poiché labro sembra derivare da Quinto Fabio Labione, triumviro romano, oppure dal termine labrys (ascia bipenne) di origine lidia o minoica, che Erodoto e altri storici indicano come i popoli progenitori degli etruschi.
Il rilievo montuoso si innalza ai limiti sud-occidentali del territorio comunale di Arcidosso, chiudendo a sud la sponda occidentale del massiccio amiatino, quasi in continuità con i rilievi del Monte Buceto, Monte Aquilaia e Poggio all’Olmo.La Riserva si estende, per oltre 650 ettari, tra il torrente Zancona ed il suo affluente di sinistra fosso Onazio, a nord, e il fiume Albegna, a sud. Tutto il territorio è di media montagna, con rilievi come il monte omonimo, che raggiunge i 1.190 metri.
La Riserva è caratterizzata da scarsa presenza di vegetazione arborea, limitata alla zona del Torrente Onazio, con cerri, castagni, olmi, noccioli e aceri. I castagneti si trovano soprattutto sul versante settentrionale del Monte Labbro, dove occupano una superficie di circa 60 ettari. L’agricoltura è riconducibile alla pastorizia e a coltivazioni tradizionali. La fauna è rappresentata da innumerevoli specie, alcune di interesse comunitario, oltre che dalla presenza di mammiferi come il gatto selvatico, la puzzola, la faina, la martora e il tasso. L’area è collocata in posizione strategica per la migrazione dei falconiformi. Oltre a specie esclusivamente migratrici è possibile osservare il biancone, il falco pecchiaiolo, la poiana, le albanelle e il lanario. Ai rapaci si aggiungono anche il passero solitario, il codirossone, il culbianco e il sordone. Numerosi sono i rettili: il biacco, la biscia d’acqua, le vipere e le testuggini di Hermann. La geologia annovera formazioni a calcari vari (prevalenti), compreso il rosso ammonitico, calcareniti, argilliti e diapri. Fenomeni carsici hanno dato vita a doline, inghiottitoi e grotte.
L’area del Monte Labbro, oltre ad essere nel cuore di due aree protette ad elevato interesse naturalistico e paesaggistico, è nota per la presenza sulla sua sommità della Torre Giurisdavidica, costruita e legata alla figura di David Lazzaretti, e per il tempio di Merigar, fondato negli anni 80 dalla comunità tibetana, che qui ha trovato rifugio spirituale.
Per via del limitato inquinamento luminoso è il sito preferito da molti astrofili dell’Italia centrale.

Approfondimenti

Storia di una fotografia di Alessandro Landi
[fonte http://www.alessandrolandi.com/]